Celiachia e Test del DNA

  • By Dott. Claudio Cassieri
  • 21 Dec, 2017

Conoscere la propria predisposizione genetica

La celiachia, nota anche come intolleranza al glutine, è una delle malattie genetiche a maggior rilevanza epidemiologica ed impatto sociale: in Italia la sua prevalenza è stata stimata intorno a 1:180.

Il quadro clinico della celiaca è molto eterogeneo e va da forme asintomatiche a quelle classiche con lesioni intestinali responsabili di malassorbimento di molti nutrienti.

 Eliminando dalla dieta frumento, orzo, segale e derivati, le condizioni cliniche migliorano significativamente (tranne i casi di celiachia refrattaria).

La diagnosi

La determinazione sierica degli anticorpi anti-gliadina (AGA), anti-endomisio (EMA) e anti-transglutaminasi tissutale (tTG-IgA) può dare indicazioni ad effettuare il test diagnostico “gold standard” che consiste nell’esecuzione di una biopsia dell’intestino tenue durante la Gastroscopia.

La malattia celiaca è una patologia a forte predisposizione genetica ed è strettamente associata alla presenza dell’aplotipo HLA-DQ2 e/o DQ8

Il test genetico

Il test verifica la presenza o assenza degli aplotipi DQ2 e/o DQ8, presenti in oltre il 99% dei celiaci. Va tuttavia ricordato che un 25-30% della popolazione, pur possedendo questi aplotipi predisponenti, non svilupperà mai la malattia.

Indicazioni al test genetico

Il test genetico ha un forte valore predittivo negativo , in quanto in assenza degli aplotipi suddetti, la celiachia è estremamente rara.

Il test riveste un ruolo importante nei familiari di primo grado dei pazienti celiaci per escludere i soggetti a rischio. Inoltre il test è utile quando i risultati istologici e sierologici risultano ambigui o discordanti, o quando è impossibile effettuare la biopsia duodenale.  O in caso di sintomatologia nei pazienti che non si vogliono o possono sottoporre a Gastroscopia

Come si svolge il Test Genetico

Mai un test fu più semplice: qui non serve sangue, non serve un esame invasivo. Basta un piccolo prelievo di saliva effettuato dai nostri operatori medici per la lettura del DNA con sistema PCR-Real Time.
Zero dolore, zero fastidio, nessuna preparazione nei giorni precedenti l'esame.

Se vuoi sapere se hai una predisposizione genetica, chiamaci allo 0661560852 e prenota il tuo test
By Prof. A. Bellelli, Dott. E. Lombardo, Dott. A. Virgilii, Dottssa M. Cavallucci 12 Jan, 2018

La miscela di ossigeno-ozono mostra diversi effetti nella patologia degenerativa del rachide.

Innanzitutto determina una riduzione volumetrica del disco intersomatico.


Questo effetto dell’ozono sui dischi intersomatici è stato dimostrato sperimentalmente nel coniglio e nell’uomo; si è potuto infatti evidenziare istopatologicamente che i dischi intersomatici trattati con ossigeno-ozono mostrano disidratazione della matrice fibrillare del nucleo polposo, la formazione di vacuoli, e la frammentazione del collagene.

Dal punto di vista chimico questo si spiega in quanto l’ozono (O3) è una forma instabile dell’ossigeno che tende a reagire con i proteoglicani del nucleo polposo del disco intersomatico determinando la perdita di acqua dello stesso e quindi la sua disidratazione, questo porta ad una riduzione volumetrica del disco e quindi alla riduzione diretta della compressione sulla radice.

Inoltre la riduzione del volume del disco determina a sua volta una riduzione dell’edema della radice compressa dalla protrusione/ernia discale, e della stasi venosa e arresta il processo di demielinizzazione.

Il secondo effetto della miscela di ossigeno-ozono è quello analgesico e antinfiammatorio.

L’ozono infatti, inibisce la sintesi e il rilascio di prostaglandine , bradichinina e varie molecole algogeniche. Inoltre l’ozono aumenta il rilascio di antagonisti delle citochine proinfiammatorie.

Questo secondo effetto determina chimicamente una riduzione della patologia infiammatoria radicolare. L’ effetto chimico dell’ozono sulla patologia infiammatoria radicolare può anche spiegare l’efficacia clinica delle infiltrazioni intraforaminale O2 -O3.

L’efficacia riferita della procedura è promettente, con successo clinico nel 70 % -80 % dei pazienti. Infine moltissimi studi concordano nell’affermare che l’iniezione combinata di uno steroide e un anestetico locale oltre alla miscela gassosa O2 – O3 è più efficace dell’iniezione della sola miscela O2 – O3.


L'esecuzione della Procedura sotto guida TC permette una precisione millimetrica e consente di iniettare la miscela di Ozono, Acido Ialuronico e sostanze anti-infiammatorie direttamente all'interno del disco intervertebrale senza nessun rischio di danno.

Dal 2005 ad oggi abbiamo realizzato oltre 28.000 procedure con Zero effetti collaterali, rischi di infezioni e problemi, dal momento che tutte el sostanze utilizzate sono completamente naturali, che l'ozono è un importante sterilizzatore e che la procedura viene comunque eseguita nella totale sterilità.

Per info e prenotazioni: 0661560852

By Dott Cassieri 08 Jan, 2018

Le intolleranze alimentari costituiscono un capitolo importante fra le patologie del tubo digerente e possono condizionare sintomatologie croniche e difficili da diagnosticare. Un’intolleranza molto conosciuta e molto diffusa è rappresentata dall’intolleranza al lattosio, principale zucchero presente  nel latte e nei sui derivati.

Quella al lattosio è la più comune delle intolleranze enzimatiche ed è determinata dall’assenza dell’enzima necessario per la metabolizzazione dell’alimento.


Questa intolleranza, infatti, si verifica in caso di deficienza dell’enzima lattasi in grado di scindere il lattosio (il principale zucchero del latte) in glucosio e galattosio in modo da renderli assorbibili dal nostro intestino.


Se non viene correttamente digerito, il lattosio che rimane nell’intestino viene fatto fermentare dalla flora batterica intestinale con conseguenti manifestazioni cliniche come coliche, crampi, meteorismo e diarrea.


L’intolleranza al Lattosio è una patologia molto comune nell’adulto e molto diffusa in Italia, soprattutto nelle regioni meridionali, e i suoi sintomi si manifestano con l’avanzare dell’età a partire dai 7 anni.


Nel caso di diagnosi di intolleranza al lattosio non è sempre necessario eliminare completamente i prodotti che lo contengono, grazie al fatto che può esserci una minima attività residua di enzima, che rende digeribili quantitativi limitati di lattosio. Può pertanto essere sufficiente ridurre semplicemente il consumo di prodotti contenenti lattosio o sostituirli con prodotti ad alta digeribilità, per non consumare del tutto la residua attività dell’enzima Lattasi.


La riserva residua di lattasi varia da persona a persona, determinando così il grado di intolleranza:
il test  non indica una condizione patologica, ma permette di definire la predisposizione genetica all’intolleranza al lattosio e consente di correggere il proprio comportamento alimentare.

Oltre al Test genetico è possibile effettuare anche il Breath test, che se positivo, indica una intolleranza reale al lattosio.

Cosa vuole dire?

Significa che non si digerisce il Lattosio. esistono moltissimi casi in cui si ha produzione di enzima Lattasi, ma non si digerisce lo stesso per cause più varie, la principale delle quali è una infiammazione intestinale, che porta ad uccidere l'enzima prodotto. Si parla infatti di Intolleranza transitoria.

Ma allora quale Test Fare?

In realtà nella diagnosi di intolleranza al Lattosio si dovrebbero fare entrambe i test, a meno che, con il primo dei due, non si abbia una diagnosi certa di Negatività.

Solo i pazienti positivi ad uno dei test, dovrebbero approfondire se la positività è genetica o transitortia, perchè in base a questo, le Terapie cambiano e di molto.

Un corretto algoritmo

Un corretto algoritmo per l'analisi dell'intolleranza al Lattosio potrebbe essere questo:

1 )Esame Breath test. 

Se negativo, STOP, il paziente digerisce il Lattosio e quindi ha l'enzima

Se positivo il paziente non digerisce il Lattosio: ma questa intolleranza è genetica o transitoria? Si farà quindi il test del DNA per conoscere se si produce l'enzima (quindi se si ha la mutazione che permette di continuare la digestione del Latte anche dopo lo svezzamento materno) oppure non lo si produce più. La percentuale in Italia si attesta quasi sul 50-50

2) Si fa il Test al DNA. 

Se Positivo, STOP. Il paziente non produce l'enzima e quindi non digerisce il Lattosio

Se negativo bisognerebbe verificare se non si ha una intolleranza al Lattosio transitorio (in questo aiutati dalla sintomatologia: se non si hanno sintomi, non c'è bisogno di eseguire ulteriori test).


By Prof. Alberto Bellelli - Dott. E. Lombardo 08 Jan, 2018

Le calcificazioni dei tendini della cuffia dei rotatori (in passato periartrite calcifica di spalla o periartrite­ scapolo­-omerale PSO ) costituiscono una patologia molto diffusa che necessita di procedure terapeutiche alternative alla chirurgia classica. 

Hanno una componente congenita, genetica, ed una componente degenerativa (Artrosica) che si manifesta con sintomatologia dolorosa ricorrente che può durare mesi o anni, essere molto invalidante, riducendo la capacità di compiere molti atti quotidiani, movimenti delle spalle e delle braccia e portare ad una condizione di ridotta mobilità. 

A volte il dolore si manifesta in modo molto acuto con una condizione estremamente invalidante che solitamente conduce il paziente ad approfondirne l’origine ed a scoprire calcificazioni insospettate. L’approccio terapeutico reumatologico ed ortopedico tradizionale si basa sull’utilizzo di farmaci antinfiammatori (FANS), delle infiltrazioni locali, della fisioterapia (Laser, Ultrasuoni, etc..), delle onde d’urto e talora del trattamento chirurgico artroscopico

Il trattamento percutaneo ecoguidato delle calcificazioni dei tendini della spalla , (maggiormente nel sovraspinoso, ma talvolta nel tendine sottoscapolare, dove possono raggiungere anche discrete dimensioni) è una metodica innovativa (eseguita in anestesia locale, anch’essa eseguita sotto guida ecografia) e rappresenta una procedura terapeutica alternativa all'intervento chirurgico tradizionale.

La metodica garantisce ottimi risultati a confronto del grande vantaggio legato alla totale non invasività rispetto ad operazioni artroscopiche, portando alla drastica riduzione/risoluzione del dolore e ad un miglioramento della funzione.

L'Ablazione Percutanea ECO Guidata è una procedura terapeutica innovativa nella pratica clinica.

L’intervento ambulatoriale dura circa 45 minuti e permette la rimozione di gran parte delle calcificazioni in modo non invasivo, con un intervento non doloroso, in anestesia locale.

Le abituali attività quotidiane potranno essere riprese dopo pochi giorni. I risultati della metodica sono soddisfacenti in circa il 90% dei casi e priva di significativi rischi o complicanze.

Il medico Radiologo mediante l’ecografia e la radiografia della spalla valuta l’aspetto, la tipologia e la localizzazione delle calcificazioni per un corretto inquadramento del problema, nonché per pianificare le modalità del trattamento percutaneo ecoguidato.

Sotto continuo controllo ecografico, si posizionano due aghi all’interno della calcificazione e si eseguono numerosi “lavaggi” con soluzione fisiologica a 36° che permette la distruzione della calcificazione in piccoli frammenti calcifici; infine, l'iniezione mirata di un antinfiammatorio favorisce il processo di recupero.

A termine del trattamento il paziente rimane circa 35 minuti in osservazione nella sala d’attesa con una borsa di ghiaccio sulla spalla. Nei giorni successivi dovrà riposare l’arto e, una volta eseguiti i controlli clinici e radiografici, potrà tornare alle abituali attività. E’ raccomandato sottoporsi nelle settimane successive a sedute di fisioterapia specifica. A distanza di un mese, un’ecografia permetterà di controllare il processo di guarigione.

Per la tua prestazione chiamaci allo 0661560852!

By Synlab 04 Jan, 2018
La Malattia Celiaca (o Celiachia) è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti.Oggi il glutine è uno dei più diffusi ed abbondanti componenti della dieta ed è presente in cereali quali avena, frumento, farro, grano khorasan (di solito commercializzato come Kamut®), orzo, segale, spelta e triticale.

Il Test sul DNA determina la predisposizione genetica alla malattia celiaca con un semplice tampone orale su cui si effettua l’analisi del DNA. In caso di negatività del test si può essere certi dell’assenza di predisposizione a celiachia, mentre nel caso di positività si può procedere ad ulteriori analisi di approfondimento, ovvero a test diagnostici di conferma eseguiti su sangue.

Il test è indicato a chi presenta sintomi quali gonfiore e dolore addominale, dissenteria o vomito frequenti, costipazione, dimagrimento senza che si siano manifestate patologie diagnosticate, a coloro che hanno familiarità per la celiachia e a coloro che vogliono indagare la propria predisposizione genetica a sviluppare tale patologia.

Un’indicazione di predisposizione genetica alla celiachia non è indicativa dell’effettiva e conclamata presenza della patologia, ma è un indicatore importante circa la possibilità di sviluppare la malattia celiaca in futuro, consentendo quindi di adottare comportamenti alimentari utili ad evitarne le complicanze.

Il test genetico di predisposizione alla celiachia è contemplato dalle linee guida del Ministero della Salute in rapporto al suo elevato potere predittivo negativo e il referto è redatto secondo le indicazioni dell’Associazione Italiana Celiachia: il tuo medico potrà aiutarti ad interpretare i risultati e ad intraprendere il percorso diagnostico più adatto.

Come si effettua il test?

Il DNA viene raccolto con un bastoncino di ovatta passato nella bocca: un modo molto semplice, sicuro e non invasivo
By Dott. Claudio Cassieri 21 Dec, 2017
La celiachia, nota anche come intolleranza al glutine, è una delle malattie genetiche a maggior rilevanza epidemiologica ed impatto sociale: in Italia la sua prevalenza è stata stimata intorno a 1:180.

Il quadro clinico della celiaca è molto eterogeneo e va da forme asintomatiche a quelle classiche con lesioni intestinali responsabili di malassorbimento di molti nutrienti.

 Eliminando dalla dieta frumento, orzo, segale e derivati, le condizioni cliniche migliorano significativamente (tranne i casi di celiachia refrattaria).

La diagnosi

La determinazione sierica degli anticorpi anti-gliadina (AGA), anti-endomisio (EMA) e anti-transglutaminasi tissutale (tTG-IgA) può dare indicazioni ad effettuare il test diagnostico “gold standard” che consiste nell’esecuzione di una biopsia dell’intestino tenue durante la Gastroscopia.

La malattia celiaca è una patologia a forte predisposizione genetica ed è strettamente associata alla presenza dell’aplotipo HLA-DQ2 e/o DQ8

Il test genetico

Il test verifica la presenza o assenza degli aplotipi DQ2 e/o DQ8, presenti in oltre il 99% dei celiaci. Va tuttavia ricordato che un 25-30% della popolazione, pur possedendo questi aplotipi predisponenti, non svilupperà mai la malattia.

Indicazioni al test genetico

Il test genetico ha un forte valore predittivo negativo , in quanto in assenza degli aplotipi suddetti, la celiachia è estremamente rara.

Il test riveste un ruolo importante nei familiari di primo grado dei pazienti celiaci per escludere i soggetti a rischio. Inoltre il test è utile quando i risultati istologici e sierologici risultano ambigui o discordanti, o quando è impossibile effettuare la biopsia duodenale.  O in caso di sintomatologia nei pazienti che non si vogliono o possono sottoporre a Gastroscopia

Come si svolge il Test Genetico

Mai un test fu più semplice: qui non serve sangue, non serve un esame invasivo. Basta un piccolo prelievo di saliva effettuato dai nostri operatori medici per la lettura del DNA con sistema PCR-Real Time.
Zero dolore, zero fastidio, nessuna preparazione nei giorni precedenti l'esame.

Se vuoi sapere se hai una predisposizione genetica, chiamaci allo 0661560852 e prenota il tuo test
By AIRC 14 Dec, 2017
In questa nota, riportiamo le linee guida dell’AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro) in cui viene spiegato egregiamente come funziona il Pap-Test, esame troppo sottovalutato dalle donne, fin dalla giovane età, perchè in grado non solo di verificare patologie tumorali, ma anche infezioni da HPV.
Per il tuo esame prenota allo 0661560852!

Di che cosa si tratta?

Il Pap test è un test di screening, che si effettua cioè anche in donne sane, senza alcun segno di possibile malattia, per individuare precocemente tumori del collo dell’utero o alterazioni che col passare degli anni potrebbero diventarlo.

La sua introduzione ha contribuito significativamente alla riduzione della mortalità per tumore del collo dell'utero (anche detto della cervice uterina) per cui andrebbe eseguito regolarmente, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l'inizio dell'attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età.

L'esame si effettua nel corso di una normale visita ginecologica, durante la quale si applica lo speculum, uno speciale strumento che dilata leggermente l'apertura vaginale in modo da favorire il prelievo. L'operatore inserisce poi delicatamente una speciale spatola e un bastoncino cotonato che servono a raccogliere piccole quantità di muco rispettivamente dal collo dell'utero e dal canale cervicale. Su questo campione, in laboratorio, si cercheranno le cellule esfoliate dal tessuto, perché siano esaminate con appositi metodi di colorazione e un approfondito esame computerizzato.

È un esame che possono fare tutti?

Il Pap test andrebbe eseguito regolarmente, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l'inizio dell'attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età.

L'unica controindicazione all'esecuzione dell'esame è la presenza di flusso mestruale, per cui sarebbe bene fissare l'appuntamento ad almeno tre giorni dalla fine delle mestruazioni e una settimana prima di quando si prevede possa subentrare il ciclo successivo.
Se le mestruazioni dovessero arrivare nei giorni immediatamente precedenti o il giorno stesso della visita, occorre quindi rimandare l'esame.
La gravidanza, invece, non rappresenta una controindicazione all'indagine, anche se è bene informare chi esegue l'esame della propria condizione.

Ugualmente l'uso di contraccettivi orali o la presenza di una spirale intrauterina sono irrilevanti ai fini del test.
Anche le donne in menopausa devono continuare a sottoporsi all'esame, almeno fino ai 65 anni di età, anche se non hanno più rapporti sessuali.

Le donne vergini, che non hanno mai avuto rapporti sessuali completi, possono comunque provare a eseguire l'esame. Il medico o l'ostetrica, opportunamente informati, utilizzeranno uno strumento apposito per dilatare l'apertura della vagina. A seconda delle caratteristiche anatomiche della donna, in questi casi potrebbe però essere difficile riuscire a prelevare dal collo dell'utero il campione di muco da esaminare. Il risultato quindi può non essere altrettanto affidabile.

Nonostante queste difficoltà, le donne adulte dovrebbero comunque sottoporsi all'indagine perché, sebbene il rischio di cancro al collo dell'utero sia molto basso in una donna vergine, esistono rare forme che si sviluppano indipendentemente dall'infezione da papilloma virus (HPV) trasmessa da un partner.

Occorre anche chiarire che, mentre è vero che i tumori della cervice uterina dipendono nella quasi totalità dei casi dall'infezione virale, la maggior parte delle infezioni da HPV invece si risolvono spontaneamente e, anche quando ciò non accade, non daranno necessariamente origine a un cancro.

È altrettanto importante sapere che la vaccinazione contro l'infezione da HPV non esonera dall'esecuzione dell'esame. La protezione infatti non assicura una copertura totale e si rivolge solo ai viruspiù diffusi, ma non ad a tutti i tipi di virus.

Le donne che in passato sono state sottoposte a isterectomia dovrebbero consultare il loro medico per sapere se devono continuare a effettuare lo screening o no. In genere si ritiene comunque opportuno ripetere l'esame se l'utero è stato asportato a causa di un tumore o di una forma pretumorale, mentre non occorre se è stato tolto per altre ragioni, per esempio a causa di emorragie abbondanti.
Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Nei due giorni prima di un Pap test, meglio evitare deodoranti intimi e prodotti spermicidi, lavande, creme, gel, ovuli o schiume vaginali di qualunque tipo, a meno che siano stati prescritti dal medico, perché potrebbero eliminare o nascondere cellule anormali.
I risultati potrebbero venire alterati anche dai rapporti sessuali, da cui sarebbe meglio astenersi nei due giorni precedenti all'esame.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?

L'esecuzione di un Pap test non è dolorosa, anche se per alcune può essere più fastidioso che per altre, in relazione alla sensibilità individuale e alla delicatezza di chi lo esegue. Cercando di rilassarsi e facendo respiri lenti e profondi si può ulteriormente ridurre il lieve disagio legato all'introduzione del dilatatore e al successivo prelievo. Dopo l'esame non si dovrebbe avvertire alcun disturbo. Nei giorni successivi all'indagine si possono verificare alcune piccole perdite di sangue: in caso di dubbio, comunque, è sempre meglio rivolgersi al medico.

L'esame comporta dei rischi immediati?

L'esecuzione del Pap test non comporta nessun rischio. Solo in caso di allergia al lattice è bene avvisare l'operatore, che si comporterà di conseguenza nella scelta dei guanti.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?

Dopo l'esecuzione del Pap test si può riprendere subito la propria vita normale, senza nessun tipo di limitazione, anche in termini di igiene e attività sessuale.
By AIRC 14 Dec, 2017

Se fosse l'efficacia diagnostica l'unico parametro da considerare nell'adozione di un esame all'interno di un percorso di screening, la  colonscopia  sarebbe il test ideale nella diagnosi precoce del tumore del colon-retto: consente di rilevare quasi la totalità dei  polipi  ed eventualmente di rimuoverli. Inoltre è pratica perché può essere effettuata una volta sola nella vita.

Tuttavia non è così. 

La scelta di un'indagine da impiegare in un contesto di screening è sempre il frutto della valutazione del rapporto tra benefici e costi. E se la Colonscopia ha altissimi benefici, altrettanto alti sono i costi, sia per il paziente, sia per il servizio sanitario.

Innanzitutto, a causa della sua invasività, la colonscopia è un test difficilmente accettabile da una popolazione fino a prova contraria sana: comporta disagi legati alla sua preparazione e alle modalità di esecuzione. Inoltre, seppur rari e per lo più ridotti, non è esente da rischi. 

Infine, il tempo di esecuzione del test (e di conseguenza il numero di specialisti da dedicare) lo rendono un esame costoso dal punto di vista economico. Per tutte queste ragioni, a oggi, la Colonscopia non è impiegata all'interno di programmi organizzati di screening. 

Tuttavia, si sta esplorando la possibilità dell'impiego della colonscopia virtuale, vale a dire una TC in grado di fornire una visualizzazione tridimensionale della parete interna dell'intestino.

La  colonscopia virtuale promette dei vantaggi sia rispetto al test del sangue occulto nelle feci, dal momento che è molto più accurata e consentirebbe di anticipare la diagnosi, sia rispetto a colonscopia e rettoscopia: è infatti meno invasiva e quindi potrebbe essere meglio accettata dalla popolazione.

Tuttavia, la reale efficacia dell'esame è ancora poco conosciuta (per esempio non è chiara la sua capacità di rilevare i polipi più piccoli) e non manca di limiti: la  colonscopia virtuale, a differenza di quella tradizionale, utilizza radiazioni ionizzanti e una volta identificato un polipo non consente di eliminarlo. Per farlo è necessario ricorrere all'esame tradizionale con un aumento dei disagi per l'utente (che si sottopone a una doppia preparazione) e di costi.

Per fugare questi dubbi sono attualmente in corso diversi studi i cui risultati sono attesi nei prossimi anni.


Nel nostro centro puoi fare tutti gli esami di Screening e Diagnostici per la prevenzione del Colon:

- Sangue Occulto nelle Feci

- Calprotectina Fecale (Marcatore di Infiammazione Intestinale)

- Colonscopia Ottica Tradizionale

- Colonscopia Virtuale

Chiamaci allo 0661560852

By AIRC 14 Dec, 2017

L' esame del sangue occulto nelle feci consiste nella ricerca, compiuta attraverso metodologie diverse, di tracce di sangue non visibili a occhio nudo in un piccolo campione di feci. Queste tracce possono essere dovute al sanguinamento di un polipo.

In media, per ogni 100 persone che fanno l'esame, cinque risultano positive. Non tutte, però, avranno polipi: le tracce di sangue possono essere dovute per esempio a emorroidi o a piccole lesioni dovute alla stitichezza. Inoltre l'esame non sempre è in grado di rilevare la presenza di un polipo: può infatti capitare che un polipo o una lesione tumorale siano presenti ma non sanguinino il giorno dell'esame. Per questo è importante ripetere lo screening alla periodicità consigliata.

Nonostante i limiti, la ricerca del sangue occulto nelle feci è un ottimo esame di screening. Le tecniche di analisi più recenti, inoltre, hanno consentito di migliorarne ulteriormente l'efficacia e di ridurre i disagi per il paziente. Oltre ad avere una maggiore capacità diagnostica, infatti, i nuovi test consentono di raccogliere un unico campione di feci (e non tre, come avveniva fino a qualche anno fa), senza la necessità di osservare restrizioni alimentari.

Chi lo deve fare e quando?

La ricerca del sangue occulto nelle feci (in sigla SOF) viene consigliata dal Ministero della Salute  ogni due anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni.

Che cosa succede se è positivo?

Se questo esame rileva la presenza di sangue occulto, il protocollo degli screening invita a sottoporsi a una colonscopia. 

Questo esame, che consiste nella visualizzazione dell'intestino tramite un sottile tubo dotato di telecamera, è in grado di confermare o escludere la presenza di polipi. Nel primo caso, consente di rimuoverli nella stessa seduta.


Solitamente la valutazione del sangue Occulto si effettua su 3 campioni di feci prelevate in 3 giorni differenti per aumentare la sensibilità della metodica.

Per il tuo esame chiamaci allo 0661560852


By AIRC 14 Dec, 2017

Screening per il tumore del colon-retto

Il cancro del colon-retto è il tumore più diffuso in Italia, nel totale tra uomini e donne. Considerando separatamente i due sessi è il secondo più comune nelle donne e il terzo negli uomini.

Ha origine quasi sempre da  polipi adenomatosi , tumori benigni dovuti al proliferare delle cellule della mucosa intestinale, che impiegano mediamente tra i 7 e i 15 anni per trasformarsi in forme maligne.

È in questa finestra temporale che lo screening consente di fare una diagnosi precoce ed eliminare i polipi prima che abbiano acquisito caratteristiche pericolose.

I polipi, infatti, possiedono due proprietà che li rendono facili da individuare: tendono a sanguinare e sporgono dalla mucosa per cui sono visibili sulla sua superficie.

Per questa ragione i test di screening attualmente in uso sono:

  • la  ricerca del sangue occulto nelle feci
  • la  rettosigmoidoscopia

La  colonscopia vera e propria in Italia è consigliata soltanto in una seconda fase, se la ricerca del sangue occulto nelle feci ha dato esito positivo.

Anche per la cosiddetta  colonscopia virtuale non ci sono attualmente prove che sia superiore ai test attualmente in uso per i  programmi di screening .

La ricerca del sangue occulto nelle feci

La rettosigmoidoscopia

La colonscopia e la colonscopia virtuale


Per i tuoi Check-up Chiamaci allo 0661560852

By Staff 14 Dec, 2017

La Calprotectina fecale è un prodotto "di scarto" del nostro colon, in quantità maggiore laddove c'è un infiammazione importante.

Il test della calprotectina fecale è in grado di distinguere, nei pazienti con disturbi intestinali, quelli che soffrono di una patologia organica (malattie infiammatorie croniche intestinali) da quelli che soffrono di una malattia funzionale (sindrome dell'intestino irritabile), permettendo inoltre di seguire il decorso della malattia nei pazienti affetti da queste patologie.

Con il test della calprotectina fecale è possibile valutare lo stato infiammatorio della mucosa intestinale senza ricorrere a endoscopie. 

L'esame presenta una specificità e una sensibilità del 93%; è' stato altresì accertato che il livello di calprotectina fecale presente nell’organismo è correlato in maniera significativa con lo stato di attività della malattia nei soggetti affetti da colite ulcerosa e Morbo di Chron; l'esame può essere quindi utilizzato nella prevenzione delle ricadute cliniche connesse a dette patologie. 

La capacità di questo test è inoltre quella di poter inviare ad ulteriori esami diagnostici solo i soggetti che risultano positivi alla calprotectina fecale


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