All'interno dello studio un'equipe preparata, composta da medici specializzati nelle diverse discipline, è in grado di eseguire indagini mediche approfondite, nelle seguenti aree di pertinenza:
- Visite Ginecologiche
- Visite Ostetriche
- Visite Cardiologiche
- Visite Neurologiche
- Visite Ortopediche
- Visite Oculistiche ed esami OCT
- Visite Senologiche
- Visite Endocrinologiche
- Visite Dietologiche
- Visite Otorinolaringoiatriche
- Visite Andrologiche
- Visite Diabetologiche
- Visite Dermatologiche e Dermatologia estetica con Visita Tricologica
- Visite Angiologiche e flebologia
- Spirometria - Saturometria - Capillaroscopia
- Visita Urologica
Presso lo Studio sono attivi diversi centri Studio legati a temi e patologie di alto profilo diagnostico
Centro Prevenzione e Diagnosi OSTEOPOROSI:
-M.O.C Lombare e Femorale con Visita medica Endocrinologica per studio della Terapia anti osteoporotica
Centro Prevenzione e Diagnosi SENOLOGICA:
- Mammografia Digitale a basso dosaggio, con Ecografia Mammaria e Visita Medica Senologica
Centro Prevenzione e Diagnosi IPERTENSIONE:
- Visita Cardiologica con esami strumentali (Vedi sezione Cardiologia)
- Visita Dietologica (Vedi sezione Dietologia)
- Visita Angiologica
Centro Prevenzione SPORTIVA, CARDIOVASCOLARE e RESPIRATORIA
- Visita Cardiologica con esami strumentali (Vedi sezione Cardiologia)
- Visita Angiologica
- Elettrocardiogramma Sotto Sforzo
- Spirometria (valutazione funzionalità polmonare)
- Rx Torace
- Ecocolordoppler degli Arti inferiori
- Ecocolordoppler dei Tronchi Sovra Aortici (Carotidi)
Ipertrofia Adeno-tonsillare
Le tonsille palatine, le vegetazioni adenoidee, la tonsilla liguale e i follicoli linfatici faringei e peritubarici costituiscono una unità anatomo-funzionale unitaria che prende il nome di "anello linfatico di "Waldeyer" la cui funzione è quella di intercettare la carica antigenica ed infettiva in transito prima che possa raggiungere le basse vie respiratorie. Le tonsille nell’infanzia possono essere fisiologicamente ipertrofiche, senza che si tratti di una patologia: ciò è dovuto ai numerosi stimoli ambientali con cui il bambino viene a contatto attraverso la respirazione e l’alimentazione. La sintomatologia dipende dal grado relativo dell’ingrandimento delle tonsille e dall’occupazione meccanica dello spazio che esso comporta. Se le tonsille sono molto ingrandite in un cavo orale stretto ad esempio si avrà una difficoltà nella respirazione particolarmente accentuata durante la notte con russamento e, a volte, apnee. L’ipertrofia tonsillare può determinare difficoltà alla deglutizione, inappetenza e alterazione della crescita o calo ponderale; l’esclusione del cavo di risonanza orale può determinare anche presenza di voce gutturale con timbro di voce basso.
Anche le adenoidi, come le tonsille, possono essere fisiologicamente ipertrofiche. L’ipertrofia patologica è un quadro quasi esclusivo dell’infanzia, dato che dopo i 12-14 anni le adenoidi regrediscono con un processo involutivo, per la maturazione del sistema immunitario. Le adenoidi ipertrofiche aumentano di volume fino a provocare ostruzione respiratoria nasale da ingombro con ostacolo al passaggio dell’aria respirata; il grado di ostruzione non dipende solo dal volume delle adenoidi, ma anche dalle dimensioni relative del rinofaringe.
Si possono avere riacutizzazioni ricorrenti, con coinvolgimento anche delle prime vie aeree configurando il quadro dell’adenoidite cronica che spesso evolve in senso ipertrofico.
Molto caratteristica nelle forme conclamate è la sintomatologia, che realizza il quadro dell’adenoidismo con:
difficoltà respiratoria nasale, con respirazione orale diurna e russamento notturno a volte accompagnato dalle apnee che, quando presenti, possono interferire con la capacità di apprendimento e di attenzione del bambino e quindi con il suo sviluppo intellettuale;
rinolalia chiusa per la perdita della funzione di risonanza delle cavità aeree rinofaringee;
iposmia (diminuzione della percezione degli odori);
aumento della frequenza delle infezioni delle basse vie respiratorie; la respirazione orale obbligata impedisce all’aria inspirata di venire a contatto con la mucosa nasale con conseguente perdita da parte del naso e dei seni paranasali della funzione di riscaldamento, deumidificazione e purificazione dell’aria
alterato sviluppo psico-fisico del bambino per la difficoltà nell’alimentazione e per l’ipossigenazione
crescita alterata del massiccio facciale: volta del palato stretta e alta (palato ogivale), per la mancata azione della lingua e dei muscoli masticatori con arcata dentaria superiore ristretta e denti anteriori spostati in avanti, malocclusione, possibile deviazione del setto
complicanze di tipo otologico o sinusitico,
Tipica è la facies adenoidea: bocca semiaperta con denti scoperti e con labbra sempre secche e screpolate, palato ogivale, faccia stretta e allungata, sguardo che sembra inattento con volto inespressivo.
La diagnosi è clinica; alla rinoscopia posteriore si può osservare la massa adenoidea nella volta del rinofaringe; la visualizzazione diretta delle vegetazioni è possibile con la rinofaringoscopia a fibre ottiche. È utile la visione diretta sia per quantificare l’estensione della massa ed il grado di occupazione delle cavità canali sia per identificare eventuali anomalie anatomiche.
Quando operare ?
L’adenoidectomia è indicata in caso di:
- marcata ostruzione respiratoria
- roncopatia notturna con o senza apnee
- facies adenoidea o segni di anormale sviluppo del massiccio facciale con o senza malocclusione
- Otiti medie recidivanti non responsive alle terapie non chirurgiche (terapia medica o riabilitazione tubarica), con conseguente ipoacusia trasmissiva ed eventuale compromissione dell’acquisizione del linguaggio
La tonsillectomia è indicata in caso di:
tonsilliti recidivanti: è stato stabilito di identificare come tonsillite ricorrente la presenza all’anamnesi di 7 episodi acuti nell’ultimo anno, o 5 nei 2 anni precedenti, o 3 nei 3 anni precedenti,
OSAS
sintomi da occupazione dell’istmo delle fauci per un ingrandimento delle tonsille tale da provocare disturbi della respirazione o dell’alimentazione
tonsilliti con complicanze loco regionali (ascesso peritonsillare)
tonsillite criptica
sospetto di neoplasia (ad esempio in caso di ipertrofia unilaterale)
L’adeno-tonsillectomia…
Anche se l’ipertrofia adenoidea e l’ipertrofia tonsillare si possono presentare come fenomeni isolati, la condizione più frequente è che si presentino associate nel quadro dell’ipertrofia adeno-tonsillare; in tal caso l’adenoidectomia e la tonsillectomia sono eseguite in un unico tempo operatorio, pur avendo ognuna diverse finalità.
La Rinosinusite
Le patologie delle alte vie aeree sono, al giorno d’oggi, sicuramente una le più frequenti cause di consulto del medico e tra esse, la rinosinusite, presente nel mondo nel 14 % della popolazione, è senz’altro quella che più di tutte necessita, in considerazione delle sue temibili complicanze, di un adeguato approccio diagnostico e terapeutico sin dalle prime fasi della sua storia naturale.
La rinosinusite è un processo infiammatorio-infettivo a partenza nasale, che coinvolge, attraverso l’ostruzione delle fosse nasali ed del complesso ostio-meatale, i seni paranasali, ossia quelle cavità contenute all’interno del nostro cranio.
Questo stato infiammatorio del naso e degli spazi paranasali, a cui si associa il ristagno del muco nasale, offre il terreno ideale per la crescita di batteri nocivi.
Lo Streptococcus Pneumoniae, l’Haemophilus Influenzae e la Moraxella Catarrhalis, triade di patogeni definita “Infernal Trio”, sono i germi più frequentemente responsabili dell’instaurarsi di una rinosinusite acuta.
Il cardine della diagnosi di rinosinusite è un’accurata valutazione dei sintomi riferiti dal paziente (storia clinica) abbinata ad uno scrupoloso esame obiettivo delle fosse nasale e dei seni paranasali, condotto dallo specialista otorinolaringoiatra tramite endoscopia nasale. La TC dei seni paranasali potrà, eventualmente, essere utile per confermare la diagnosi e nei casi in cui è necessario pianificare un intervento chirurgico rinosinusale.
La terapia medica (= farmacologica) rappresenta, ovviamente, per la sua intrinseca non invasività, la prima modalità d’approccio a questo tipo di patologia. Inoltre nei, fortunatamente pochi, casi in cui l’approccio farmacologico non riesce a risolvere la patologia, le moderne tecniche mini-invasive di chirurgia endoscopica rinosinusale consentono un efficace e risolutivo management delle alterazioni rinosinusali minimizzando l’invasività della procedura chirurgica stessa.
I sintomi
1) Ostruzione/congestione nasale
2) Rinorrea anteriore/posteriore
3) Perdita di odorato
4) Dolore facciale
Obiettivi della terapia
1) eradicazione dell’infezione
2) riduzione della durata della patologia
3) prevenzione delle recidive.
Extrasistoli
Un tuffo al cuore, una farfalla nel petto, il battito che si ferma, una palpitazione...Esistono vari modi per descrivere la fastidiosa sensazione generata da quelle che in cardiologia chiamiamo extrasistoli.
Ma in realtà cosa sono le "extra"? Battiti prematuri, ovvero contrazioni cardiache anticipate rispetto al normale ritmo cardiaco. Le extrasistoli si dividono in sopraventricolari e ventricolari a seconda della parte di cuore nella quale originano. Le extra sopraventricolari nascono a livello degli atrii e spesso non vengono avvertite dal paziente, ma rappresentano riscontro occasionale in corso di elettrocardiogramma o di holter. Le extra ventricolari nascono invece dai ventricoli e determinano quella fastidosa sensazione a livello del petto che riferiscono i pazienti. In realtà quello che si avverte è il battito successivo all'extrasistole ( pausa compensatoria) ma il risultato non cambia...
Le cause delle extra sono molteplici e spesso non patologiche. L'ansia e lo lo stress, così come il fumo e l'abuso di sostanze stimolanti, rappresentano la principale causa di extrasistoli. Cause extracardiache sono le patologie gastro-esofagee, l'ipertiroidismo e/o l'assunzione di ormone tiroideo, le alterazioni degli elettrolliti ematici, l'uso di farmaci per l'asma bronchiale. Per quanto riguarda invece le cause cardiache bisogna dire che qualsiasi patologia del cuore, di maggiore o minore importanza, può generare extrasistoli e che quindi tale sintomo non va preso come parametro per determinare la gravità della patologia; ovviamente il discorso cambia in presenza di aritmie maggiori come coppie, triplette ed episodi di tachicardia.
A livello terapeutico oggi disponiamo di una vasta gamma di farmaci antiaritmici, così come di procedure invasive (ablazione) estremamente efficaci, anche se va detto che in molti casi le extrasistoli isolate non vengono trattate in quanto ritenute fastiose ma non pericolose per la salute. Il consiglio è comunque quello di rivolgersi sempre al proprio medico e/o allo specialista in caso di palpitazioni; sarà poi lui a decidere in base alla visita ed agli accertamenti strumentali se instaurare o meno un trattamento terapeutico.
L’otite media effusiva
L’otite media effusiva (Otitus Media with Effusion, OME) è per definizione una patologia che interessa l’orecchio medio, caratterizzata dalla presenza di fluido più o meno denso nella cassa del timpano senza segni e sintomi di un’otite media acuta (otalgia, secrezioni purulente, etc.), ma con un’ipoacusia trasmissiva più o meno grave, autofonia e sensazione di pienezza auricolare.
Obiettivamente questa patologia non è sempre di facile riconoscimento ed anzi spesso i suoi sintomi passano misconosciuti con diagnosi la maggior parte delle volte tardive.
L’otite media effusiva è una patologia molto comune in età pediatrica. In Italia, Marchisio et al (1998) in uno studio multicentrico su oltre 3000 bambini fra i 5 ed i 7 anni riportano una prevalenza (numero di persone affette nella popolazione) di OME del 14% circa, indipendentemente dal sesso, dall’età, dal periodo dell’anno e dall’area geografica.
Inoltre si stima che oltre l’80% dei bambini abbiano avuto almeno un episodio di OME entro i 10 anni di vita.
Questa patologia riveste grande importanza non tanto per la sintomatologia intrinseca, quanto soprattutto per le conseguenze che da essa derivano, specialmente sull’apprendimento di un corretto linguaggio.
L’ipotesi patogenetica più accreditata per la formazione dell’essudato in orecchio medio risulta essere un malfunzionamento della tuba di Eustachio con conseguente diminuzione della pressione presente all’interno della cassa del timpano e formazione dell’essudato per risucchio di liquidi interstiziali e capillari nella stessa.
Pertanto l’organo bersaglio del trattamento è stato storicamente individuato nel complesso naso-rinofaringo-tubarico.
Quando è utile la visita dell’otorinolaringoiatra
La visita risulta indispensabile ogni volta che si sospetti un abbassamento dell’udito in un piccolo paziente che, se protratta nel tempo, potrebbe inficiare la capacità dello stesso di sviluppare appieno e per tempo tutte le capacità linguistiche e di letto-scrittura.
La visita risulta inoltre utile se il bambino accusa dolore auricolare o ha già avuto in passato episodi di otite media acuta. Molti studi, infatti, hanno dimostrato che spesso gli episodi di otite media acuta, dopo risoluzione, possono residuare, anche per periodi prolungati, essudato nella cassa con ipoacusia; fortunatamente questi episodi sono seguiti da completa remissione entro tre mesi in oltre la metà dei pazienti.
Vi sono inoltre particolari categorie di pazienti che dovrebbero essere controllati con più attenzione in quanto presentano fattori di rischio (propri od ambientali) che favoriscono lo sviluppo dell’OME.
I principali fattori di rischio sono: malnutrizione, allattamento artificiale, fumo passivo, difetti del sistema immune, prime frequentazioni di comunità infantili (comunemente asilo e scuola materna), epidemie virali, allergia e predisposizione genetica con malformazioni cranio-facciali (es. palatoschisi).
Terapie maggiormente utilizzate
Le terapie si basano principalmente su presidi preventivi e presidi curativi.
Dal momento che la malattia ha un alto tasso di remissione spontanea, ma anche una notevole facilità alla recidiva, assumono molta importanza soprattutto i presidi preventivi.
I presidi preventivi sono in buona parte cambiamenti degli stili di vita del piccolo paziente e dei suoi genitori (ad es. evitare il fumo passivo, evitare la frequentazione per quanto possibile di asili nido o comunità molto affollate, dismettere quanto prima l’utilizzo del succhiotto), ma si avvale anche di presidi terapeutici di tipo fitoterapico o farmacologico (es. possibilità di effettuare i vaccini contro Pneumococco ed Haemophilus Influenzae, utilizzare farmaci immunostimolanti e/o immunomodulatori per potenziare le difese del piccolo paziente, utilizzare fin dai primi mesi di vita probiotici naturali a base di Lactobacillus Casei o Longus, terapia termale con acque sulfuree o salso-bromo-iodiche), così come di rieducazioni tubariche (es. ginnastica tubarica o autoinsufflazioni).
I presidi curativi al contrario prevedono la somministrazione di farmaci con lo scopo di ripristinare nel più breve tempo possibile la fisiologica aereazione dell’orecchio medio eliminando l’essudato dalla cassa timpanica. Queste terapia sono esclusivamente iniziali e devono poi essere “mantenute” mettendo in pratica quelle terapie preventive già discusse in precedenza, in quanto utilizzate da sole non bastano a riparare il paziente dalle eventuali recidive.
Quando operare?
L’intervento chirurgico è necessario nei casi di OME refrattari alla terapia medica e di durata maggiore di 6 mesi o comunque in casi di perdita uditiva maggiore di 35 dB HL per l’orecchio migliore.
Esistono molteplici tipologie di intervento chirurgico e tutte hanno lo scopo di mettere in comunicazione l’orecchio medio con l’ambiente esterno per permettere la fuoriuscita delle secrezioni e l’aereazione della cassa timpanica, vicariando la funzionalità tubarica alterata.
Si distinguono sostanzialmente la semplice miringotomia (incisione della membrana timpanica) che ha un effetto più limitato nel tempo (chiusura media in 10 giorni circa) o la miringotomia con inserzione di tubo di drenaggio transtimpanico (DTT) che può essere del tipo a breve permanenza (di solito espulso in alcuni mesi) e del tipo a lunga permanenza (la cui espulsione può richiedere tempi molto maggiori od anche nuovamente l’intervento dell’otorino).
Esistono infine procedure di miringocentesi con laser (solitamente il CO2 o il laser a diodi) che producono una microperforazione della membrana timpanica la quale si richiude spontaneamente in media in 20 giorni.